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Giuseppe Nascimbeni, sacerdote diocesano, parroco di Castelletto di Brenzone sul Garda e Fondatore della Congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, nacque a Torri del Benaco, nella diocesi e provincia di Verona, il 22 marzo 1851, figlio unico di Antonio e di Amedea Sartori, provenienti dal confinante comune di Brenzone.
Crebbe sano ed esuberante in seno alla famiglia
ricca di fede e di pietà cristiana; dai genitori
ereditò l’amore al lavoro, la serena vivacità del
carattere e una profonda sensibilità religiosa, rettitudine, bontà e generosità di cuore.
Famiglia, parrocchia e scuola contribuirono concordemente allo sviluppo armonico della sua personalità umana e spirituale, favorendo il fiorire della vocazione sacerdotale e l’adesione al Terz’Ordine francescano.
Ordinato sacerdote nel 1874 dal card. Luigi di Canossa, vescovo di Verona, fu inviato come maestro e cooperatore dapprima a S. Pietro di Lavagno, un borgo adagiato alle pendici dei Lessini e, nel 1877, a Castelletto di Brenzone, dove continuò, da cooperatore e maestro e quindi da parroco (1885), quell’instancabile e ardente ministero pastorale che sarebbe durato fino alla morte.
Castelletto di Brenzone, un ridente ma allora povero paese della sponda orientale del lago di Garda, ai confini della diocesi di Verona e, fino al 1918, ai confini dell’Italia con l’Austria, fu quindi il luogo della sua personale santificazione, la vigna della sua dedizione apostolica, della sua inesauribile operosità.
Visse la sua missione di parroco con spirito missionario, aperto alle necessità della Chiesa, dedito a costruire o ricostruire la fede e l’esperienza di Cristo nell’anima dei fedeli.
Per questo istruiva i fanciulli con costanti predicazioni, era particolarmente sollecito nell’insegnamento della catechesi, promosso nell’offrire agli adulti e ai giovani occasioni di riflessione; con questo spirito apostolico diede vita a istituzioni e iniziative varie per la formazione della gioventù, delle madri cristiane, della famiglia; si prodigò per gli ammalati, gli anziani, i bisognosi e i poveri, “ritenuti i suoi padroni” perché gli rubavano il cuore.
Attento a tutto l’uomo, promosse il miglioramento delle condizioni anche materiali della sua gente, guidato dal Magistero della Chiesa, illuminato in particolare dall’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.
In questa multiforme attività, ebbe collaboratrici fedeli le suore dell’Istituto che egli stesso fondò nel 1892. Ne aveva avvertito l’urgenza fin dall’inizio del suo ministero e nel 1885, appena eletto parroco, aveva riunito quasi in congregazione religiosa sei giovani della parrocchia, ispirandosi all’istituzione delle Figlie di S. Angela Merici.
Alcuni ostacoli avevano però sconvolto e vanificato il suo piano. Riuscite inefficaci anche le successive ricerche presso parecchi Istituti già esistenti, fu il consiglio e l’aiuto del Vescovo Ausiliare mons. Bartolomeo Bacilieri ad indicargli la volontà di Dio.
Tre buone giovani del paese, fra le quali Domenica Mantovani, divenuta poi cofondatrice e superiora generale, e una di Arco (TN), dopo breve noviziato nel Monastero delle Terziarie Francescane di S. Elisabetta in Verona, il 6 novembre 1892 divennero a Castelletto le pietre basilari del nuovo Istituto.
In piena sintonia con le direttive del pontefice Leone XIII, che proprio in quell’anno (1892) aveva emanato il Breve Apostolico Neminem fugit, presentando la Sacra Famiglia come luce, modello e guida delle famiglie cristiane, la Sacra Famiglia divenne l’ispiratrice e il modello anche della nascente congregazione e il Nascimbeni fu lo strumento per mezzo del quale lo Spirito donò alla Chiesa una nuova Famiglia religiosa con la missione di contemplare, adorare, vivere e testimoniare il Mistero di Nazareth.
Le suore, chiamate dapprima “Suore Francescane della Sacra Famiglia”, ebbero ben presto dal Fondatore stesso il nome definitivo di “Piccole Suore della Sacra Famiglia”.
Il nome è un programma di spiritualità che si richiama agli esempi di “vita nascosta, operosa, devota”, e di “profonda comunione, nella carità” della Sacra Famiglia.
Il Mistero di Nazareth, come sintesi di tutto il Mistero di Cristo (Betlemme - Calvario - Risurrezione - Eucaristia), è l’essenza del carisma che il Fondatore ha vissuto e insegna a vivere in umiltà profonda e in totale dono di sé, nel servizio e nel sacrificio.
Purificato da lunga malattia, don Giuseppe Nascimbeni il 21 gennaio 1922 pronunciò il suo “Maranathà”.
Fu il momento del suo affidamento totale al Crocifisso nel quale s’era “specchiato” per tutta la vita e del quale aveva condiviso fino in fondo la “sete di anime”.
Nella Beatificazione avvenuta a Verona il 17 aprile 1988, Giovanni Paolo II lo riconobbe “un testimone singolare del Cristo per la sollecitudine amorosa, intelligente e fattiva verso le necessità del suo popolo”.
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