Castelletto di Brenzone
Partendo da sud troviamo, Castelletto, caratteristico paese inserito nell’anfiteatro naturale del bacini lacustre, formato dal convergere di varie valli, che sottolinea ancora il suo carattere di antico abitato. Questo lo si può scorgere dal fitto dedalo dei tortuosi e stretti vicoli che si diramano tra alti abitati che risultano articolati su più piani.
I livelli inferiore solitamente sono adibiti come stalla (fino a pochi anni fa), cantina o deposito. Quelli superiori sono destinati alle funzioni abitative e sono raggiungibili solo da una scala esterna che spesso si affaccia sulle viuzze.
Le case sono unite l’una all’altra attraverso l’uso di arcate, volti, corti che riecheggiano il lontano e ormai perduto medioevo.
Caratteristica è la Piazza dell’Olivo con i suoi tre accessi, di cui due voltati, e uno sbocco, anch’esso coperto da volta, che finisce in una valle.
Il nome di questo paese, diminutivo di Castello cioè di una struttura fortificata, in base a questo indizio ma anche per tradizione popolare, lo si fa derivare appunto da esso. Questo viene inteso, però, non più in senso antico come vero e proprio castrum ma come fortificazione di minore importanza e di recente datazione.
Opinione molto diffusa, anche se purtroppo non documentata, identificherebbe questa definizione nella “rocca di Biasa”, località nei pressi di Castelletto [ PIGHI 1908, 9 ].
Il toponimo, in conclusione, può solo spiegarsi se si ipotizza che “Castelletto doveva essere costruito intorno al proprio imbarcadero, probabilmente l’unico di una certa importanza fino alla costruzione di Porto di Brenzone, con la presenza di una qualche struttura assimilabile a una fortificazione”. [ BRENZONE Un territorio e le sue comunità. 2004 ]
Importante ricordare le vicissitudini della Parrocchia di Castelletto.
La prima chiesa era a forma ottagonale, fu costruita tra il 1630 e il 1656, dichiarata parrocchia il 10 settembre 1680 e distava dalla riva del lago solo pochi metri. Nel 1759 fu ingrandita perché troppo angusta per accogliere la popolazione. L’8 febbraio 1823 la parrocchia, allestita da 1500 lumini per la celebrazione del triduo, subì un destante incendio. La popolazione però non si perse d’animo e nel 1826 si pose mano al restauro col quale si fece la cupola coperta in zinco. Nove anni dopo venne innalzato il campanile da Pio Matinelli di Magugnago.
La chiesa però subì vari deterioramenti che furono sanati nel 1876 da un nuovo restauro, purtroppo sospeso per mancanza di mezzi.
Il 2 novembre del 1877 giunse a Castelletto, tra il fermento della popolazione, Don Giuseppe Nascimbeni. Quest’uomo pieno di spirito prese subito in mano le sorti della chiesa e constatando lo stato avanzato del degrado rivolse alla popolazione un appello sulle sorti della parrocchia; o con l’aiuto reciproco la si sistemava o si doveva trasferire il Santissimo. Giovani e parrocchiani concessero in aiuto offerte e collaborazione. La chiesa fu messa a nuovo e il 25 settembre 1890 fu solennemente consacrata dal vescovo Mons. Bartolomeo Bacilieri, ausiliare di Verona.
Dopo pochi anni, dopo numerosi sforzi, si cominciò a pensare alla costruzione della strada gardesana e che l’ammirevole chiesa ottagonale ostruisse il passaggio di essa.
Fu così abbattuta nel 1920 dalla ditta Benacense. Attualmente si può scorgere solo il campanile integrato nelle strutture di Casa Madre appartenenti alle Piccole Suore della Sacra Famiglia.
Dopo mille preoccupazioni invece di restaurare nuovamente la chiesa divenuta ancora piccola, Don G. Nascimbeni decise di costruirne una nuova sempre prospiciente al lago. Affrontato il problema per finanziare l’ edificazione, il 19 novembre 1905 avvenne la benedizione e la pose della prima pietra del nuovo tempio e il 20 novembre 1905 ebbero inizio i lavori.
La nuova parrocchia fu consacrata il 9 maggio del 1908 dal Cardinale Bartolomeo Bacilieri.
Oggigiorno rispecchia ancora la struttura elegante dell’epoca; con prospetto in stile gotico lombardo e all’interno dotata di una navata. [ El Gremal. Dicembre 2007 ]
Figura di spiccò si rivelò, così, Mons. Giuseppe Nascimbeni , per il suo operato nella parrocchia ma anche nella fondazione, 06 novembre 1892, dell’ Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia.
Situato nella parte “periferica” del paese, adiacente al lago e agglomerato nella struttura del cimitero, si trova una chiesetta romanica del XII dedicata a San Zenone, conosciuta da tutti come “San Zen de l’oselèt” in quanto recante nella parte superiore un uccellino.
Nei pressi del cimitero, durante i lavori di ampliamento di esso iniziati nel 2004, sono state rinvenute delle strutture murarie rivelatesi appartenenti ad un sito archeologico di notevole importanza in quanto riguardante ad una villa romana databile al periodo imperiale, I sec. d.C.. Le ricerche sono state promosse dal Comune di Brenzone e dalla Regione Veneto, dirette dalla dott.ssa Brunello Bruno e eseguite dalla dott.ssa A. Manicardi e dalla dott.ssa Raffaella Tremolada.
Gli interventi di scavo, iniziati nel 2005, hanno portato alla luce 13 ambienti che costituiscono solo una parte del grande complesso residenziale di cui si ipotizza potesse raggiungere i 2000 mq in quanto la villa si estendeva soprattutto verso ovest, zona occupata dal cimitero, ma anche verso gli altri punti cardinali.
Questa villa costituisce un’eccezionale esempio sia per la conservazione perfetta della muratura che raggiunge anche i 2,50 m di altezza, sia per il ritrovamento in quanto “prima struttura residenziale finora messa in luce sulla sponda orientale del lago”. [ El Gremal. Dicembre 2008 ]
Da non trascurare è anche il porto, uno dei più importanti prima della costruzione di quello di Porto di Brenzone dal quale sembra, come già detto, derivi il toponimo del paese.
Durante una campagna di ricerche biologiche, avvenuta il 15 maggio 2003 Calafà, subacqueo di Castelletto, e Lorenzo Parisi, nel collaborare con Angelo Modina, scoprirono il relitto di un’imbarcazione. Si tratta della famosa “Diana”, avvistata già nel 1960 da un palombaro e ricordata soprattutto dalla gente del luogo, in particolare dal figlio di un membro dell’equipaggio.
L’imbarcazione era stata costruita in ferro e acciaio nel 1919 nei cantieri di Peschiera dai maestri d’ascia e carpentieri Dal Ferro ed era stata siglata “ riva M6”. Lunga 18 m e armata con due alberi, trasportava un carico di 500 quintali. Sulla prua aveva una immagine scolpita raffigurante un angelo che sosteneva una lanterna.
Nel novembre del 1932 il barcone partito dal Val di Sogno trasportava macigni per la realizzazione del pennello del porto di Castelletto. Qualcosa però quel giorno andò storto, ad un certo momento l’imbarcazione cominciò ad imbarcare acqua, probabilmente per una manovra errata o troppo brusca. Per l’enorme peso in pochi minuti affondò. Fortunatamente l’equipaggio, composto dai fratelli Franco e Alessandro Zecchini, si salvarono grazie l’aiuto di alcuni pescatori.
Attualmente Diana si trova sui fondali davanti al porto di Castelletto a 100 m di profondità con la prua rivolta a sud e la poppa verso nord.
Il ritrovamento e la conservazione sorprendente, avvenuta per l’oscurità e la bassa temperatura delle acque, desta ammirazione e interesse di molti studiosi.
Il sindaco di e insieme a Dina Veronesi, assessore alla cultura, ha stanziato una fase di recupero con i subacquei che la scoprirono.
Il 10 e 11 gennaio 2009 i subacquei si sono calati, tra telecamere e flash, nelle acque profonde e gelide del lago assieme all’eccezionale presenza del fotografo subacqueo genovese Lorenzo Del Veneziano per la realizzazione della fase fotografica.
Per l’importante evento era presente anche il sindaco di Verona Flavio Tosi, che di recente si è interessato all’imbarcazione.
“Della faccenda si è interessato anche il ministero per i beni e le attività culturali del Veneto. […] L’imbarcazione verrà presto dichiarata di interesse archeologico nazionale in modo da avere l’opportunità di attirare fondi indispensabili per recuperarla e restaurarla.”
[ Arena, 09 gennaio 2009 ]