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«Madre»: così sarà sempre chiamata Maria Domenica Mantovani.
Nacque il 12 novembre 1862, a Castelletto di Brenzone, un ridente paese sul lago di Garda (VR), prima di quattro fratelli. Visse la sua fanciullezza tra bellezze naturali e immersa in una serena atmosfera di tranquilli impegni familiari e parrocchiali. Nel 1877, giunse a Castelletto come viceparroco, il giovane don Giuseppe Nascimbeni (1851-1922), che divenne per la “Meneghina”, allora quindicenne, una guida sicura e forte, un aiuto per crescere nella santità ogni giorno meglio dell’altro.
In breve il nuovo curato colse la preoccupante situazione sociale delle popolazioni residenti nei paesi che si stendevano tra lago e monte, a cui difficilmente un sacerdote da solo avrebbe potuto rispondere. In tale prospettiva maturò in lui sempre più netto il progetto, prima di invitare alcune suore per formare delle ragazze in loco, poi di dar vita ad una piccola fondazione a partire dalle stesse giovani più motivate che collaboravano con lui in parrocchia.
Domenica Mantovani intanto, docile all'azione dello Spirito e sostenuta dall’ardore del Nascimbeni, divenuto parroco, si era consacrata al Signore ed era pronta a dare tutta se stessa al bene della parrocchia. Seppe quindi accogliere le intuizioni di don Nascimbeni che, consigliato da mons. Bartolomeo Bacilieri, Vescovo Ausiliare di Verona, il 4 ottobre 1892, la inviò, con altre tre compagne, al monastero delle Terziarie Francescane (oggi Sorelle Povere di S. Chiara) di Verona per un periodo di formazione alla vita religiosa.
Dopo appena un mese di noviziato, le giovani emisero la Professione religiosa e Domenica, ora suor Maria Giuseppina dell'Immacolata, divenne subito la «Madre», cofondatrice dell’Istituto Piccole Suore della Sacra Famiglia. Così il 6 novembre 1892 si poté inaugurare il piccolo nuovo convento.
Nacque una “Famiglia” di Madri e Sorelle per la vita e il sostegno della famiglia, considerata in tutti i suoi componenti e nella sua realtà. Madre Maria aveva appreso dentro la sua famiglia e dentro la parrocchia questo spirito, con l’attenzione rivolta alla Sacra Famiglia. Come a Nazareth, infatti, nulla di straordinario fin dall’inizio, solo ordinarietà e naturalezza: una vita nascosta operosa devota, perché l’Incarnazione continui a realizzarsi e a trasfigurare l’esistenza umana.
Il parroco, avviando la nuova Congregazione, pensava a collaboratrici pronte a tutte le ore, di giorno e di notte e disponibili a condividere le tante preoccupazioni pastorali, affrontando pure i sacrifici che le opere parrocchiali comportavano. Un progetto operativo fondato su una intensa vita spirituale e una fedele appartenenza a Dio e all’Istituto che rapidamente andava dilatandosi, in un servizio che impegnava tutte le energie della Madre e delle sorelle, pronte a consumarsi nella preghiera, nel lavoro e nel sacrificio.
Le animava la carità di Cristo - Caritas Christi urget nos - attinta nelle lunghe ore di preghiera, di adorazione all’Eucarestia e di contemplazione del Crocifisso, nel quale ogni Piccola Suora deve specchiarsi per scoprire se la sua vita si modella su quella della S. Famiglia di Nazareth.
Da questo intenso rapporto con il Signore il Fondatore e Madre Maria trassero quello sguardo profetico che permetteva loro di cogliere le urgenze del popolo e di mettersi a disposizione di quanti erano nella necessità, sia accompagnandoli nelle situazioni povere della quotidiana esistenza, sia nei casi di emergenza e di particolare difficoltà.
Il vivo desiderio di diventare “santa e presto santa”, mise in cuore a Madre Maria “una fame ardentissima della divina parola” e una disponibilità totale ad impegnarsi in tutti i servizi richiesti dalla parrocchia, per “provvedere ai bisogni materiali e spirituali del povero popolo”.
Fin dall’inizio dell’Istituto ella affiancò il Fondatore, traducendo in vita e trasmettendo alle giovani, che giungevano numerose, i suoi insegnamenti e le sue indicazioni, mentre le molteplici richieste pastorali e caritative esigevano l’apertura di molte “case filiali” in tutta Italia e all’estero.
Alla morte del Fondatore, nel 1922, divenne la sola guida e responsabile dell’Istituto. Seppe accompagnare le sorelle con grande cuore e con tale saggezza da suscitare nell’animo di ciascuna un profondo senso di fiducia e di affetto.
La Madre, intanto, cercava di ottenere il riconoscimento giuridico (1930) e l’approvazione definitiva della Chiesa, che giunse il 3 giugno del 1932. Fu un momento di immensa soddisfazione e di giubilo straordinario, anche perché veniva confermata la possibilità di presenza e di dedizione delle suore non solo nelle parrocchie e nelle istituzioni educative, ma anche negli ospedali.
La fedeltà al proprio dovere, l’operosità instancabile e assidua, la diligenza e attenzione nell’adempiere ad ogni compito affidato o assunto, furono la forma più alta e più autentica di ascesi che la Madre insegnò alle figlie con le parole, ma soprattutto con la testimonianza della vita. Il Fondatore l’aveva allenata ad essere la serva delle serve, tutta a tutti, in ogni circostanza della vita e accanto ad ogni situazione umana per manifestare il fuoco che brucia dentro di vedere salvate le anime. Nulla di straordinario nella sua vita, se non il miracolo del Vangelo vissuto nella quotidianità, in continua unione con la Famiglia di Nazareth, alla sequela del Figlio, il nostro fratello e Signore risorto per la vita del mondo.
L’esclamazione “È morta una santa” riecheggiata tanti anni fa, è risuonata con verità allorché la Chiesa, il 27 aprile 2003, ha proclamato solennemente la sua santità. La beatificazione di Madre Maria Domenica Mantovani è conferma della attualità di un carisma che abilita a continuare l’Incarnazione nel mondo di oggi così bisognoso di trasfigurazione e di pace. |